| There are no translations available. Comunicato Stampa a cura della Fondazione Zétema Il giorno 10 gennaio 2012 sono state inaugurate le chiese rupestri di Santa Margherita e di Santa Lucia, riaperte alla pubblica fruizione al termine degli interventi di restauro. Le attività di conservazione e valorizzazione sono state compiute dalla Fondazione Zétema di Matera in collaborazione con il Comune di Melfi e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata.La cerimonia d'inaugurazione è iniziata alle ore 14,30 con l'apertura della chiesa rupestre di Santa Margherita e si è conclusa con un incontro pubblico nella Sala del Trono del Castello di Melfi a cui hanno preso parte il Sindaco di Melfi, Livio Valvano, il Vescovo della Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, Mons. Gianfranco Todisco, il presidente del Consiglio Regionale, Vincenzo Folino, l'assessore regionale Vilma Mazzocchi, l'assessore alla cultura della Provincia di Potenza, Francesco Pietrantuono, il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, la Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, Marta Ragazzino, il presidente della Fondazione Zétema, Raffaello de Ruggeri e il direttore dei lavori, ing. Sante Lomurno. L'incontro si è conluso con l'intervento del presidente dell'A.C.R.I. e della Fondazione Cariplo di Milano, Giuseppe Guzzetti.
I due monumenti rientrano infatti tra i presidi del programmato Distretto Culturale dell'Habitat Rupestre della Basilicata finanziato dall'A.C.R.I. (Associazione Casse di Risparmio Italiane), nell'ambito del progetto Sviluppo Sud.Le chiese rupestri di Melfi, nella prevista articolazione della rete distrettuale (dalla preistoria al presente), rappresentano il periodo post svevo-angioino, espresso dagli affreschi che illuminano le pareti dei due luoghi della cultura: quelli di Santa Margherita si collocano negli anni che vanno dalla fine del 1200 agli inizi del 1300, quelli di Santa Lucia conservano la loro datazione (1292). Sono due preziosi capisaldi culturali lucani che, dopo l'esemplare restauro, vengono affidati alla fruizione prima della comunità locale e poi di quella nazionale ed internazionale, rafforzando il progettato itinerario bradanico della cultura. La chiesa rupestre di Santa Margherita, autentico gioiello medioevale, quasi interamente affrescata, si trova alla periferia del comune di Melfi, nei pressi del cimitero della città. Scavata nel tufo vulcanico, ai piedi di una rupe, si trova oggi purtroppo al disotto di una strada di grande traffico da cui provengono in parte le infiltrazioni di acqua piovana.L'ingresso ampio, a sesto acuto, introduce nell'unica navata divisa in due moduli, coperte da crociere a sesto acuto. La navata è fiancheggiata da quattro cappelle laterali di diversa profondità, tutte con volta a botte.Fra gli affreschi, che la ricoprono per la quasi totalità delle pareti, è presente il "monito dei morti ai vivi" che rappresenta l'inizio di tale raffigurazione in Italia ed insieme presenta (secondo l'interpretazione del critico Lello Capaldo) l'immagine di Federico II falconiere. Sulla parete absidale si trova l'immagine di Santa Margherita, disposta al centro di due "tabelloni" a riquadri, quattro per parte, che narrano la storia della vita della Santa che indossa una ricca veste gotica alla francese.Sull'arcone absidale spiccano i simboli degli Evangelisti, racchiusi entro cerchi vivacemente tinteggiati. Lateralmente, sempre nell'arcone absidale sono individuabili le figure di San Pietro, San Paolo e San Nicola.Sulla parete sinistra della navata si trovano le immagini ieratiche di Santa Lucia e di Santa Caterina d'Alessandria, mentre sulla parete destra e nella cappella a destra dell'ingresso sono raffigurate le scene dei martirii di San Lorenzo, di Santo Stefano e di Sant'Andrea.Nella cappella a sinistra dell'ingresso, dedicata a S.Michele, si trovano gli affreschi di Cristo in trono, dello stesso S.Michele Arcangelo, di una Madonna in trono col Bambino ed infine il Contrasto dei vivi e dei morti, che tanto interesse ha suscitato negli studiosi. Le rappresentazioni del Contrasto dei Vivi e dei Morti, del martirio di Sant'Andrea e del martirio di San Lorenzo, sono tra le più importanti del vasto ciclo pittorico esistente. In particolare nella prima scena, quella del Contrasto dei Vivi e dei Morti, emerge con chiarezza la figura di Federico II che tiene sulla mano inguantata un falcone variopinto.Gli affreschi possono essere collocati nel periodo che va dal XIII al XIV sec. e richiamano con ogni evidenza schemi figurativi del periodo post-svevo legati stilisticamente a caratteri propri della cultura meridionale. Nel passato, anche recente, la cripta ha subito una serie di interventi di restauro preceduti da tentativi di protezione dalle acque di infiltrazione. Obiettivo dell'iniziativa è stato quello di completare l'intervento di tutela, conservazione e restauro, valorizzando il più rappresentativo esempio di arte pittorica rupestre della zona del Vulture. Anche per la chiesa di Santa Margherita si è seguito il protocollo operativo utilizzato per il restauro della Cripta del Peccato Originale e dunque, dopo le necessarie indagini diagnostiche, si è provveduto a realizzare opere di difesa dall'umidità, la sistemazione della pavimentazione interna e dell'area esterna antistante ed il restauro degli affreschi. Per l'impianto di illuminazione interno è stato impiegato un sistema a fibre ottiche che si attiva in sincronia con la registrazione audio che illustra la visita alla chiesa. *** La chiesa di Santa Lucia si trova in Contrada Giaconelli di Melfi, nel cuore di un bosco di castagni, ai piedi di una rupe. Anticipata da un avancorpo costruito, la cripta, scavata nel tufo vulcanico, rappresenta la parte terminale dell'attuale cappella agreste. La facciata è di forma irregolare con tetto a doppio spiovente su cui si eleva un campanile a vela. Un ampio portale, leggermente decentrato sulla sinistra, è sormontato da una finestra di forma rettangolare. L'interno si presenta con un'unica navata, ed il soffitto della grotta rimane più basso rispetto a quello pressoché piatto dell'avancorpo. Entrando, a destra, è presente un'antica acquasantiera in pietra. Sul fondo è appoggiato l'altare, ormai in disuso, su cui campeggia un unico affresco raffigurante la Vergine col Bimbo sulle ginocchia in atto benedicente e, in un altro riquadro laterale, S. Lucia anch'essa benedicente con il palmo della mano rivolto verso chi guarda.Sul lato della Santa vi è poi un pannello didascalico con nove scene rappresentative della storia e del martirio della Santa. Gli affreschi risalgono alla fine del XIII sec. (1292) e ripropongono i temi figurativi di una cultura angioina, chiaramente miniaturistica e divulgativa. Viene scoperta nel 1897 da Emile Bertaux che, senza alcun riferimento allo stile del dipinto, la descrive così "Una grotta è chiamata dai contadini la 'Giaconella': sul tufo del fondo si scorgono ancora dei frammenti delle pitture con scene della vita di Santa Lucia, che si possono attribuire al 1200, nel mezzo, la Madonna e Santa Lucia ridipinte nel 1873, Dio sa con quali colori".Molto più recentemente è stato sciolto il dubbio circa la datazione del dipinto, infatti, inizialmente, a cura dello studioso Sergio Ortolani, la lacunosa iscrizione riportata sulla parte sommitale dell'affresco "ANNI DNI MIL ............SIMO NONAGESIMO SECVNDO" integrata con le lettere LESIMO GENTE, veniva interpretata come 1192, collocando il dipinto in area bizantineggiante, forse perché la Madonna con Bambino e Santa Lucia obbediscono, al pari delle altre icone presenti nel territorio meridionale, ai criteri di stretta osservanza bizantina, quali l'immagine frontale e ieratica, capo circondato dal nimbo contornato di perline bianche, bocca breve e fine, naso lungo e sottile, ecc. Successivamente, anche a seguito di valutazioni sulle storie della vita e del martirio della Santa, caratterizzate da "elementi di una pittura che narra i fatti e non presenta i protagonisti della pia storia" e, quindi, lontani dalle forme greco-italiote e più vicini all'area francese da cui i Normanni condussero i loro modelli nell'Italia Meridionale, la studiosa Pia Vivarelli, nel 1972, propone di integrare la lacuna sulla iscrizione con DUEVENTESIMO, riportando la datazione del dipinto al 1292, ossia un secolo dopo l'iniziale attribuzione cronologica.L'affresco, sia pure con notevoli alterazioni dei ritocchi, si presenta in discreto stato di conservazione e denuncia gli interventi di restauro più o meno recenti. Tutto l'affresco comunque risente delle infiltrazioni alimentate dalle acque superficiali disperse provenienti dalla collina sovrastante. Sopra la volta, a livello del piano campagna, affiorano, infatti, terreni interessati da una rigogliosa vegetazione non estranea alle cause che hanno prodotto i danni sulla parete affrescata.Per quanto le pendenze assicurino l'allontanamento rapido delle acque di pioggia, la poca acqua che si infiltra è tuttavia sufficiente a dare luogo ad umidità, che si diffonde probabilmente per capillarità.Per il progetto di recupero, dopo le necessarie indagini conoscitive, si è provveduto a seguire opere di difesa dall'umidità, la messa in sicurezza del sito, il restauro architettonico della parte edificata, il restauro dell'affresco.E' stato inoltre realizzato un impianto di illuminazione con l'impiego di fibre ottiche. |
| S. Margherita e Santa Lucia - Melfi |






